venerdì 22 dicembre 2006

Torino

Torino - Samp 19 novembre 2006

Finalmente arriva Torino, la trasferta che aspettavamo da tempo. Per svariati motivi.
L'autista questa volta è Michele, che giustamente prende qualche precauzione per salvaguardare macchina, pezza e noi stessi...
Si parte e in auto è la solita storia: chiacchiere, cori, distrazioni. Entriamo in città e ci dirigiamo verso la stazione del lingotto, dove arriverà lo speciale da Genova. Giusto il tempo di parcheggiare che il treno arriva. Ad aspettarlo troviamo altre cinque o sei persone con addosso i nostri colori, che si tengono però a debita distanza. Nell'aria si respira una tensione rara. I ragazzi scendono e i primi secondi sono anestetizzati da un silenzio fuori luogo, poi spazzato via con decisione e cattiveria... "LA GIOVENTU' DEGLI ULTRAS LO CANTA IN CORO...". Lo ripetiamo sempre più forte, sempre più rabbiosi una, dieci, cento volte. Poi recuperiamo gli amici da Genova con i biglietti ed è rincorsa ai bus. Saliamo sul sesto della lunga fila. Il tragitto verso il Comunale è lento e la cosa preoccupa qualcuno. Da dietro sentiamo un ragazzo inveire contro i granata, minacciandoli al vento. La sua donna lo riprende seccamente: "Ma stai zitto, ti voglio proprio vedere dopo!!!". Sorrido. Intanto gli animi si accendono, la tensione sale. Tra il serpentone di pullman riecheggiano ovattate altre strofe: "CERCO UN GRANATA TUTTO L'ANNO...".
Dai finestrini si cerca di vedere qualcosa, ma è buio e le strade sembrano deserte. Sembrano.
All'improvviso una voce dai bus davanti al nostro rompe gli indugi: "CI SONO I GRANATA!!!". Sentiamo arrivare rumori sordi e urla, poi il cielo si inizia a colorare e nell'aria rimbomba qualche petardo. Nonostante alcune ragazze spaventate si opponessero, sfondiamo le porte, con Nello versione hooligan. Di corsa cerchiamo di raggiungere la piazza a duecento metri dove i fuochi d'artificio segnalano il divertimento. Neanche pochi passi che una carica di blu ci divide dai compagni dei primi tre bus. Ci perdiamo ripetutamente di vista tra di noi, molti sono in preda al panico. C'è confusione, alcuni cadono per terra investiti dalla folla. Dopo diversi tentativi riusciamo a raggirare i puffi, ma ormai sono trascorsi i minuti migliori dell'incontro: quando di corsa raggiungiamo gli altri, una boccata a pieni polmoni dei lacrimogeni lanciati dalle forze del disordine ci spezza il fiato. E' già tutto finito, il campo di battaglia trattiene ormai solo i rimasugli di adrenalina. I racconti degli amici sui primi pullman non ci bastano, volevamo esserci, viverla fino in fondo... "Meglio rischiare, che diventare come quel tale..."
Invece ci ritroviamo dentro lo stadio a battibeccare con la curva di fianco per tutti e 90 minuti, istigati da qualche merda rossoblu. Dal comunale al lingotto il ritorno è tranquillo. Dopodichè mi tocca salutare gli amici: quella città di merda mi avrebbe ospitato per motivi di lavoro per altre due settimane.













1 commento:

Anonimo ha detto...

LA GIOVENTU' DEGLI ULTRAS LO CANTA IN CORO...MA VAFFANCULO MALEDETTO TORO!!